16 novembre 2014

Vita ed Opera Teosofica di Emma Cusani

Fedele Interprete del Pensiero Teosofico Originario

Gli Editori



Emma Cusani nel giorno del suo 80° compleanno



Nota introduttiva degli editori:



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La presente biografia sulla vita e sull’impegno teosofico 
di Emma Cusani è stata estratta da una più completa 
contenuta nel libro “Un Nastro per Mille Fiori” –
  WIP Edizioni 2003  pubblicato dai suoi più solerti collaboratori.
Riteniamo importante ricordare la vita e l’abnegazione di
Emma Cusani perché è grazie ad esse che è ora liberamente
accessibile ai lettori in lingua italiana la maggior parte della
 letteratura teosofica originaria del Movimento Teosofico Moderno.
La Cusani ha sempre sostenuto che il “caso” non esiste, se sappiamo
coglierne il senso ed individuarne la causa, e che una vita
vissuta attentamente ci consente di percepirne l’essenza e di
acquisire maggiore consapevolezza. Negli ultimi anni della sua vita,
si rese conto di aver tanto seminato e non aver avuto la soddisfazione
di vederne il germoglio. Ma, nonostante ciò, era fermamente convinta
che la raccolta non le spettava. Infatti, alcuni semi che sparse a suo
tempo hanno iniziato a germinare in questo periodo. L’intera
raccolta della storica rivista bimestrale de “I Quaderni Teosofici” è disponibile
 nella sezione dal titolo “Collezione Completa dei ‘Quaderni Teosofici’
all’interno del sito web www.ItaliaTeosofica.com. Attualmente, alcuni
 dei molti articoli pubblicati da Emma Cusani sono già presenti come
 testi indipendenti in questo sito, migliorati nella forma e nella
traduzione, per facilitarne la consultazione e la lettura.

È sperabile che questo granaio teosofico, costituito dagli articoli
che storicamente hanno ampliato ed approfondito le opere teosofiche
 principali, possa trovare terreno fertile nelle menti e nei cuori degli
uomini affinché un nucleo della fratellanza universale dell’umanità
  divenga sempre più vivo.

(Alfredo Stirati e Marco Bufarini)

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Emma Cusani nasce a Caserta il 6 aprile 1911 da Girolama Mezzacapo ed Achille Cusani; è figlia maggiore rispetto ad un fratello ed una sorella.

Sin dai primi anni dell’infanzia, emerge nella bambina quella nota caratteristica costituita da forza di volontà, curiosità ed anticonformismo che la differenzia dai suoi coetanei; un comportamento ribelle che va contro le regole sociali del suo tempo, una natura portata all’introspezione e caratterizzata dal voler capire a tutti i costi il significato delle cose; infatti, i suoi “perché” di bimba saranno la nota dominante della sua infanzia. L’ambiente familiare nel quale vive è quello borghese di una famiglia agiata: la madre, nobildonna casertana, fortemente cattolica, legata ai principi della fede e della famiglia; il padre, ingegnere massone, laico, liberale. La piccola Emma sentirà molto il legame con il padre per sua affinità naturale; a lui si rivolgerà nei momenti in cui avrà bisogno di comprendere e più di una volta la risposta di suo padre sarà: “Sei nata troppo presto, bambina mia; non è il momento giusto per veder realizzate certe idee!”

Terminate le scuole primarie, frequenta gli studi classici ed in seguito l’Accademia delle Belle Arti a Firenze. È nell’esperienza pittorica che, maturata e trascesa la forma, nasce la necessità di volerne comprendere la vita; l’immagine esteriore, troppo limitata in sé e per sé, non appaga più il suo spirito di ricerca. È lei stessa a dire: “Fu in un magico tramonto delle murge pugliesi, a Noci, mentre mi accingevo a dipingere la sagoma nera di un pino, che capii che non era la forma ad interessarmi, ma la vita che anima l’albero e fu così che chiusi la cassetta dei colori e non dipinsi più”.

All’età di 20 anni, si ammala gravemente di tifo, una forma così violenta da non lasciare spazio alla salvezza. Lei stessa racconterà questa esperienza in un ricordo vivo ed intenso. La camera in penombra, la febbre altissima, la voce di sua madre e del medico che davano poche speranze di ripresa, la voglia di gridare “Non voglio morire! Non posso morire, senza prima aver compreso il senso della vita”. Nel delirio più profondo di una febbre che la stava divorando, ebbe la forza di aprire gli occhi ed avvertì accanto a sé la presenza di un uomo vestito di bianco, con la barba; non parlò, non comunicò con lui, ma improvvisamente ebbe, in quel preciso momento, la consapevolezza che non sarebbe morta. Una visione, una sua proiezione? Non trovò, pur cercandola, una spiegazione a tutto ciò. Solo in un prossimo futuro, quando il corso della vita la porta ad inoltrarsi sul sentiero della conoscenza teosofica, riconoscerà in quella immagine di uomo uno dei Maestri della Teosofia.

Siamo intorno agli anni 30 e per Emma, ormai signorina, è il debutto nella società “bene” barese, in un periodo che ella chiama della “dolce vita”. Dopo un’intensa relazione sentimentale e una separazione, incontra Enrico Viliani, un anziano signore, ex funzionario dell’Enel, presidente del Gruppo Teosofico di Bari. Da lui sente parlare per la prima volta di Teosofia; la semplicità e la serenità di quest’uomo la colpiscono; il messaggio teosofico le risuona dentro; incuriosita, decide di volerne sapere di più, frequentando il gruppo che si riunisce regolarmente per lo studio dei testi appartenenti alla letteratura teosofica. In questo gruppo numericamente ampio, chiamato “Iside”, rimane due anni nei quali, soddisfatta la curiosità intellettuale, entra nello spirito della Teosofia formativa dell’essere; il passo è breve; tutto ciò che è stato appreso è già in lei; la Teosofia le appartiene e diventa pertanto una condizione di forza interiore che la spinge a lavorare tutta la vita per essa.

La sua mente, portata a speculare e trascendere, non riesce ad assoggettarsi agli schemi comuni dell’insegnamento teosofico, non si limita allo studio; la sua natura è portata a guardare oltre; la capacità di sintesi è notevole; la mente intuitiva spazia nei mondi sottili del sapere. Questo modo di essere crea delle incomprensioni in chi le sta accanto; spesse volte, tale modo di procedere viene scambiato per egocentrismo. Questa natura, in molti casi sicuramente male interpretata, le crea problemi ed incomprensioni. Sconosciuta le era la via di mezzo, nella quale non poteva riconoscersi, animata com’era da sentimenti di entusiasmo, di giustizia, di amore per la vita, di fiducia nel prossimo. Non era abituata ad accettare compromessi; quel suo “dare” era il tutto o il nulla. Il suo essere si proiettava in avanti, anticipando gli eventi, e tutto ciò non trovava corrispondenza sul piano pratico, un piano nel quale si muoveva con difficoltà. Questa dissociazione, d’altronde, è un po’ la caratteristica delle menti elevate che, vivendo nel mondo del pensiero, non riescono a trovare l’accordo con la dimensione quotidiana.

È così che organizza un suo gruppo di studi teosofici con sede nell’appartamento di via Cognetti dove, dopo la separazione, era tornata a vivere con i suoi genitori e la piccola figlia; suo figlio Tommaso le era stato tolto ed affidato al padre. Questo “centro” prende il nome di “Arcana Siderea”. Sono anni particolarmente difficili sotto il profilo umano, con tutte le difficoltà che una donna separata può incontrare, ma ricchi dal punto di vista spirituale.

Da Bari, negli anni 1960, si trasferisce a Napoli con la famiglia paterna ed è in questa città che ha inizio un’intensa attività di divulgazione, tenuta a Villa Rispoli ed al circolo artistico Politecnico di Napoli.

Durante questo periodo, Emma Cusani mise a punto l’interpretazione in chiave esoterica della Divina Commedia. Aveva sempre avuto, ironia della sorte, sin dai tempi della scuola, un pessimo rapporto con il Poeta; la Commedia l’aveva angosciata, non ne aveva mai accettato l’interpretazione letterale-allegorica che le veniva data. Quei versi al centro del canto: “O voi che avete gl’intelletti sani…” (Inferno, Canto IX, t.21) erano motivo di profonda meditazione; e lei in essi cercava la chiave ben più nascosta rispetto alla semplice interpretazione accademica. Questo primo tentativo culminò con la pubblicazione e la presentazione dell’opera da lei redatta, riservata ad un pubblico ristretto. I tempi non erano maturi.

Nel periodo napoletano, i membri del circolo erano Evelina Gervaso, Erminio Fioriti, Roberto Hack, Roberto Fantechi ed altri. I rapporti fra tali membri si basavano sull’accettazione delle dottrine blavatskyane; niente di eccezionale, salvo l’aria di una consorteria carbonara che portava in pectore un progetto di riscatto teosofico. Essi avevano anche stabilito contatti con ambienti vegetariani. Dopo la segreteria di Filipponio, che aveva inquinato le acque, mescolandole con quelle della Scuola Arcana (Alice Bailey), da sempre non gradita nell’ambiente della Società Teosofica, la politica di Roberto Hack quale Segretario Generale fu quella di ricondurre la Società Teosofica Italiana agli insegnamenti tradizionali di Helena Petrovna Blavatsky e dei suoi primi collaboratori, sulla scia di quanto patrocinato dalla Loggia Unita dei Teosofi (L.U.T.). In principio ciò avvenne in ambiente riservato, ma non segreto, con la diffusione di una pubblicazione curata da Roberto Fantechi, che ebbe una certa durata. (Si tratta della rivista trimestrale “Teosofia” fondata nel novembre 1967 a Varese; alcuni anni dopo, nel novembre del 1970, Evelina Gervaso pubblicherà a Torino la rivista trimestrale “Theosophia”, che intende essere: un “quaderno” di studio sulla Religione della Saggezza ed il Movimento Teosofico; ambedue stampate presso la Libreria Editrice Teosofica di Torino).

Roberto Hack si trovò a gestire una situazione di difficile acquisizione, operando svolte che non potevano essere rapidamente decisive e che, pertanto, richiedevano un adattamento progressivo. Tali caratteristiche non appartenevano alla signora Cusani, aliena da compromessi, franca ed impetuosa. Una volta, ad un congresso della Società Teosofica Italiana, protestò in modo veemente contro Hack, battendo i pugni sul tavolo e facendolo rimanere allibito, ferma restando tutta la stima ed il bene che gli voleva. Dopo la morte di Roberto Hack, si presentò la candidatura alla Segreteria Generale che vedeva Emma Cusani e Bratina come futuri segretari; i rapporti con Bratina non erano dei migliori, per visioni dottrinali diverse, e sfociarono in una gelida rivalità. Quando entrambi si presentarono a candidato, venne eletto Bratina ed Emma, non condividendo la linea che sarebbe stata portata avanti, si ritirò definitivamente dalla Società Teosofica Italiana, in favore della Loggia Unita dei Teosofi.

Ella aveva sempre cercato di mantenere lo spirito della Società Teosofica Italiana nel solco dell’insegnamento blavatskyano, mentre si preparava una fase di inquinamento non più conforme alle dottrine originarie codificate dai Padri fondatori nel 1875. A tale proposito, Emma si dimise anche dalla Scuola Esoterica della Società Teosofica Italiana di cui faceva parte, per non essere intralciata, in quanto la Scuola Esoterica è parte integrante della Società Teosofica di cui divide le sorti karmiche che gravano su Helena Petrovna Blavatsky. Questa separazione fu causa per Emma Cusani di grande dolore, perché il senso d’unione tra i Teosofi dovrebbe essere parte integrante della Teosofia stessa, mantenendo però l’Insegnamento valido ed opportuno.

Nel periodo vissuto a Napoli, sappiamo dai racconti di Emma Cusani che fece varie esperienze, sia sul piano spirituale che nella vita. Pur restando sempre fedele al pensiero teosofico, allarga i suoi orizzonti, abbracciando altri segmenti che possano integrare ed arricchire la sua sete di conoscenza. Sempre aperta al confronto, disponibile al dialogo mai assume atteggiamenti dogmatici; rispetta le idee altrui e, senza alcun fanatismo, si integra perfettamente in altre scuole di pensiero, sostenendo che la Teosofia le ingloba; in tal modo, l’arricchimento e la comprensione ne escono avvalorate.

La vediamo dirigere la Loggia Massonica di Napoli, una delle prime logge aperte alle donne. Aderisce, nella funzione di Gran Maestro, all’ordine Martinista.
Contemporaneamente al percorso spirituale, nella vita la vediamo dedita a varie attività di ordine creativo: conduce trasmissioni radiofoniche, si interessa di teatro, si appassiona alla vita politica in difesa dei diritti dei più deboli. Conosce, tramite Roberto Hack, Luigi Pirandello con il quale stabilisce un’affettuosa amicizia; sarà lo stesso Pirandello, affascinato dalla vitalità di questa donna, a dire in una dedica: “A Memma, un personaggio che non ha bisogno di essere inventato”. Quindi una donna vulcanica, in continuo fermento, dalle mille sfaccettature, una donna appassionata con la spada in pugno, sempre pronta a combattere, nonostante le avversità della vita.

Negli anni ’70, la sua vita itinerante la porta a Roma e, come accennato precedentemente, l’attività pubblica alla Società Teosofica Italiana dura dal 1970 al 1973; ricopre in questo periodo la carica di Presidente del Centro Studi Blavatskyani e del Centro Lumen a Corso Trieste, tenendo numerose conferenze. Nel 1973 lascia la Società Teosofica Italiana, per aderire alla Loggia Unita dei Teosofi; di cui condivide il metodo di lavoro e lo spirito di collaborazione assente da personalismi e vissuto nell’anonimato.

Roma accoglie l’ultimo periodo della sua vita, 26 anni dolorosi sotto il profilo umano, produttivi e realizzatori sotto quello spirituale. Vive in un appartamento di Via Merulana, in compagnia della figlia Lorenza, l’anziana madre, la nipote Emma e la tata di una vita, Franca, cinque donne legate da un grande amore. Nel giro di pochi anni, Emma vedrà morire tutti i suoi cari, rimanendo sola. Queste prove dolorose, questo karma pesante vissuto consapevolmente la porta a vivere una condizione di vita isolata; si ritira in se stessa, rafforzando l’interiorità e dedicando al lavoro teosofico tutto il suo tempo ed il suo essere. Sono gli anni in cui la Conoscenza diventa Realizzazione, in una vita segnata da eventi sofferti, maturati ed accettati come crescita necessaria. Anni in cui il lavoro teosofico e lo spirito di tale lavoro è conforme alla Dichiarazione della Loggia Unita dei Teosofi:

“Il principio cui si ispira il lavoro di questa Loggia è una devozione indipendente alla causa della Teosofia, senza professare connessione con alcuna organizzazione Teosofica. 
Questa Loggia è leale ai grandi Fondatori del Movimento Teosofico, ma non si occupa di dissensi o di differenze di opinione individuale.

Il lavoro cui ha posto mano e il fine che ha in vista sono troppo impegnativi e troppo elevati per lasciarle il tempo o la propensione a prendere parte a questioni marginali. Questo lavoro e questo fine sono la disseminazione dei Principi Fondamentali della Filosofia della Teosofia, e l’esemplificazione pratica di tali principi, mediante una più effettiva consapevolezza del SÉ, una più profonda convinzione della Fratellanza Universale.

Essa sostiene che la base di unione inattaccabile tra i Teosofi, ovunque e comunque situati, è la “comunanza di meta, proposito ed insegnamento”, e perciò non ha né Statuto, né Regolamento, né cariche sociali, essendo il solo legame tra i suoi Associati quella base. Ed essa mira a diffondere questa idea tra i Teosofi per promuoverne l’Unità.

Essa considera quali Teosofi tutti coloro che sono dediti a servire veramente l’Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, condizione od organizzazione, ed accoglie quali benvenuti tutti coloro che condividono gli scopi da essa dichiarati e che desiderano qualificarsi, mediante lo studio e altrimenti, ad essere meglio capaci di dare aiuto e insegnamento agli altri.

Il vero Teosofo non appartiene ad alcun culto o scuola, eppure appartiene ad ognuno e a tutte.”   ”

In questa espressa dichiarazione, dalla quale emerge la nota prioritaria fondamentale del Dare, del lavorare nell’anonimato senza ambire a riconoscimenti e gratificazioni personali, trova libera espressione lo spirito di Emma Cusani. È fuori dubbio che in lei, dopo il percorso di una vita, dopo una conoscenza appresa razionalmente, si era sviluppata quella parte mentale superiore-intuitiva che aveva fatto emergere quelle qualità che le consentirono di andare “oltre”.

Uscita quindi dalla Società Teosofica, costituisce un “gruppo di studio – L.U.T.” nella sua casa di Via Merulana, ben presto seguito da alcuni simpatizzanti della Società Teosofica. Il “centro” diventa meta di aggregazione di quanti intendano accostarsi alla Teosofia.


Il lavoro si articola in riunioni settimanali (che diventeranno ben presto bisettimanali) nelle quali vengono trattati i testi originali fondamentali del Movimento Teosofico, quali “La Dottrina Segreta” con le Stanze di Dzyan, “La Voce del Silenzio” e “La Chiave della Teosofia” di H.P. Blavatsky, “L’Oceano della Teosofia” di William Q. Judge, come anche “L’Amico Filosofo” e “Risposte a Domande su l’Oceano della Teosofia” di Robert Crosbie, ed altri testi tra cui la Bhagavad-Gita, ecc..

Nelle riunioni di gruppo da lei condotte, alle quali ha libero accesso chiunque voglia accostarsi alla Teosofia, Emma Cusani, attraverso la voce vibrante, il movimento delle mani che traducono in immagini e creano la forma, porge l’insegnamento che arriva direttamente al cuore scavalcando la mente razionale e penetrando profondamente nell’intimo di ognuno, come una musica già ascoltata, capace di rievocare cose già conosciute. Ella ha la grande capacità di unificare le menti in una unica fiamma, potenziando al massimo la comprensione di argomenti anche complessi.


In questo periodo Emma Cusani collabora con diverse case editrici (tra cui Astrolabio, Armenia) riguardo alla pubblicazione di alcune opere originali di Helena P. Blavatsky curandone la traduzione, le note esplicative o la prefazione.

Con il Gruppo di studio produce, inoltre, delle traduzioni degli articoli dall’Opera Completa (“Collected Writings”) di H.P. Blavatsky, e di articoli apparsi sulle riviste “The Path” di W.Q. Judge e “Theosophy” di R. Crosbie, come di altri testi (p.es. della letteratura vedica e post-vedica: le Upanishad, l’Anugita, un poema scritto nello stesso stile della Bhagavad Gita e considerato una sua aggiunta naturale).

Il Gruppo di studio dà anche vita alla rivista bimestrale “I Quaderni Teosofici”, il cui programma editoriale è conforme alla Dichiarazione della L.U.T., riportata su ogni singolo numero. Il primo numero esce nel bimestre ottobre/novembre del 1976. Qui troverà spazio buona parte della letteratura teosofica inedita in lingua italiana.


La diffusione dei Quaderni è cosa molto importante per Emma che ci si dedica con amore e devozione, passando giornate intere alla scrivania, allo scopo di poter raggiungere persone lontane, unite nello stesso spirito. La distribuzione dei “Quaderni” raggiungerà le 250 copie, spedite in abbonamento ad associazioni, enti e persone in tutt’Italia e all’estero. L’anno 1991 rappresenterà un anno di grande attività e dedizione: ci sono le “Celebrazioni”, dedicate al ricordo di H.P. Blavatsky, il “Loto Bianco del XIX secolo”. Ogni numero dei “Quaderni” avrà un supplemento con il titolo “8 maggio 1891 – 8 maggio 1991: cento anni dalla morte di H.P. Blavatsky”.
L’anno successivo, a dicembre 1992, uscirà l’ultimo numero dopo oltre quindici anni di vita e la loro sospensione sarà motivo di grande dispiacere per la conduttrice che ne aveva fatto una sua creatura.

Negli ultimi cinque anni della sua vita, riprende a lavorare all’opera già pubblicata con il titolo “Il Grande Viaggio nei Mondi Danteschi” (Ed- Humanitas, Napoli, 1968, 1970); molte cose rivisitate, accettate, rifiutate, maturate nel corso degli anni non cambiano la sostanza della precedente pubblicazione; l’opera, per ottenere una maggiore diffusione, sarà pubblicata con lo stesso titolo presso le Edizioni Mediterranee nel 1993.
I tempi sono più maturi, le critiche stimolano la curiosità degli scettici; lei stessa dichiara, come riportato nei risvolti della copertina dell’opera:

“ La lettura in chiave esoterica della Divina Commedia può avere, ovviamente, un’infinità di sfaccettature ed ognuna di esse può comportare metodologie e terminologie esoteriche ed occulte diverse (“orientali” o “occidentali”), a seconda dell’orientamento dell’indagatore. Ma se questi si manterrà nell’ambito austero degli incontrovertibili Misteri Maggiori, allora le conclusioni a cui giungerà, qualunque sia stato il “metodo” o i “termini” adottati, non potranno essere che sostanzialmente conformi all’Esoterismo tradizionale ed universale. E se così sarà, risulterà il “fatto” inconfutabile che sottrae la Commedia all’imprimatur della Chiesa Cattolica e alla convenzionale interpretazione degli accademici: “il “fatto” cioè che tra i tantissimi che la tradizione classica, allegorica o religiosa fece “scendere all’inferno” e da lì “ritornare sulla terra”, Dante Alighieri, il primo e finora unico nella storia del Genere umano, abbia registrato, ora dopo ora, passo dopo passo, l’espandersi della Coscienza di un Discepolo-Iniziato sui Regni superfisici della Natura. Una iniziazione che nei Misteri Maggiori veniva impartita sempre e solo all’Equinozio di primavera e che, all’epoca di Dante, coincise con i tre giorni del “Grande Viaggio” di lui. Con la sua registrazione il Vate della nostra èra sottrasse definitivamente “i Misteri” al mistero, e li inserì nella logica delle più concrete enunciazioni della Scienza Occulta; per cui, tutto ciò che egli disse di aver visto e contattato – i “Dannati” dell’Inferno o i “Beati” del Paradiso – altro non fu che la documentazione precisa e circostanziata di “come” la Teurgia, o Arte Divina, metta in contatto il Sé spirituale che è nell’uomo con le Anime dei Morti. E allora, ogni volta, c’è un “Figlio di Dio” che “scende all’inferno, sale al cielo”, e che “al terzo giorno, risuscita da morte”.  ”

Questa opera vede Emma Cusani protagonista illuminata aggiungersi a quella schiera di autori che, nel corso degli anni, si sono succeduti nella interpretazione che va oltre la lettera morta della Commedia, un’opera di Conoscenza e Intuizione, l’intuizione dell’Anima.

Negli ultimi anni tirerà la somma della sua vita e, guardandosi intorno, si renderà conto di aver tanto seminato e non aver avuto la soddisfazione di vederne il germoglio. Questo dolore umano la rattristerà profondamente. Nella sua vita diceva: “Tante meteore sono passate, alcune lasciando il segno, altre no”. Ma, nonostante ciò, era fermamente convinta che la raccolta non le spettava; l’importante è seminare e questo è ciò che ha sempre fatto con grande generosità e amore, senza nessun risparmio e qualche volta abbondando in eccesso, esponendosi ancora una volta a critiche da parte di chi non comprende che la Teosofia deve essere concepita come libera espressione dell’anima, non come indottrinamento ed accettazione dogmatica. Ella sosteneva che l’uomo è portato per sua natura a “costruire il giardinetto” e a chiudersi dentro; cosa errata poiché, ogni volta che questo accade, si viene a creare una limitazione nella quale la mente rimane ingabbiata. Emma Cusani questi limiti non li aveva; infatti, la sua mente spaziava a 360 gradi. Nell’ultimo periodo che precede la sua morte, soleva dire “La mattina appena sveglia, in compagnia di un buon caffè, sento una gioia infinita, una felicità tanto grande che un po’ mi spaventa”.

Emma Cusani morirà il 27 aprile 1996, alle ore 23, assistita da una sua allieva con la quale si era creato un rapporto filiale che, per oscuri motivi karmici, aveva intrecciato le loro vite, dando ad Emma la gioia di ritrovare in parte la figlia perduta prematuramente e quel calore umano di cui aveva tanto bisogno. Con la scomparsa di Emma Cusani muore una grande Donna ed un’ancor più grande Teosofa.

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Sul ruolo del movimento esoterico nel risveglio etico dell’umanità durante il 21° secolo, vedi il libro “The Fire and Light of Theosophical Literature”, di Carlos Cardoso Aveline.



Pubblicato nel 2013 dal The Aquarian Theosophist, il libro ha 255 pagine e può essere acquistato tramite Amazon Books.

Su Facebook, vedi le pagine The Aquarian Theosophist , E-Theosophy , Teosofia e Italia Teosofica.


Visita sempre www.ItaliaTeosofica.com , www.Esoteric-Philosophy.com, www.TheosophyOnline.com e www.FilosofiaEsoterica.com .

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